Vogliamo pubblicare le parole significative, esempio di amore e vero messaggio cristiano di Padre Rosario Ferrara, nella sua lettera aperta a Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino.

Cesare Nosiglia, commentando le unioni civili, afferma che esse non sono assimilabili alla famiglia. Il commento è relativo al caso aperto dal funerale di Franco Perrello, celebrato nella chiesa di Santa Rita il giorno 28 Gennaio 2017.

Durante la funzione, celebrata da don Gian Luca Carrega, delegato per la pastorale delle persone omosessuali, quest’ultimo aveva affermato: “Qualcuno più importante di me dovrebbe chiervi scusa per la disattenzione, la freddezza e le dimenticanze. Io, invece, vi dico grazie perché con la vostra ostinazione ci avete dato la possibilità di pensare a una Chiesa che non lascia indietro nessuno”.

Franco Perrello e Gianni Reinetti, compagni nella vita da oltre 50 anni, erano stati i protagonisti della prima unione civile a Torino.

 

LETTERA APERTA al Sig. CESARE NOSIGLIA 

Carissimo Sig. Vescovo,

Sono passati solo pochi giorni dalla morte di Franco, una persona come tante, che senza paura ha lasciato liberamente scegliere al suo CUORE di chi innamorarsi, costruendo senza timore la sua storia di AMORE col suo uomo, Gianni.
Si, Franco e Gianni si amavano da più di 50 anni. Un’unione fatta di amore, di condivisione, di rispetto, di tutto ciò che leghi indissolubilmente QUALSIASI ALTRA COPPIA, etero e non, che si ami davvero.
Ma la vita è fatta anche di questo: malattia, sofferenza, gioie, dolori… Franco muore. L’atmosfera è mesta, come mesta e dolorosa risulta ogni separazione che la morte porta a dividere due persone che si vogliono profondamente bene. Al funerale di Franco, il parroco, Don Carrega, chiede scusa per l’atteggiamento della Chiesa nei confronti delle coppie omosessuali. Per le sue mancanze. Per le sue diffidenze. Dal suo pulpito sgorga la purezza e la bontà del VERO messaggio cristiano, l’accoglienza e la comprensione. Ha ringraziato Franco e Gianni per il loro coraggio. Un coraggio che ha sottolineato la necessità, sempre più impellente, da parte di molti cristiani, di poter contare su una Chiesa più grande, più attenta, più giusta, più disposta all’ascolto dei propri fedeli. Meno chiusa, fredda, distaccata, indifferente.
A queste parole, la Chiesa torinese reagisce addirittura con imbarazzo. Una presa di posizione ambigua. Non è la prima volta che accade, si sa…
Lei, Arcivescovo Nosiglia, risponde, dal canto suo, con un banale e riduttivo “No comment”. Senza né condannare, né disapprovare, privilegiando un atteggiamento di superba e di comoda superiorità dinanzi ad un fatto che risulta da subito increscioso, fastidioso, ingombrante, citando documenti scritti da persone la cui cecità mentale e la sordità del cuore, mettono in secondo piano un DIO di AMORE e di MISERICORDIA, che si fa PADRE e MADRE per tutti. Per LEI, la famiglia può essere soltanto “un’unione d’amore fra uomo e donna” e i figli devono beneficiare dell’amore di un padre e di una madre.
Ebbene, io sono un prete tra tanti. Umile e semplice. Io credo nell’Amore a prescindere. Unisco in matrimonio qualsiasi coppia, etero e non, benedicendone gioiosamente il cammino insieme, nella Fede in cui loro stesse vivono. Vorrei ricordarLe che la Chiesa dovrebbe, a mio avviso, “IMBARAZZARSI” per MOLTO ALTRO. Per ciò che di INSANO e NON CRISTIANO si muove dissolutamente nelle sue viscere, per ciò che fa ricche e potenti le gerarchie ecclesiastiche, per le falsità che ancora oggi si proclamano nelle aule liturgiche e di catechismo, per l’omertà con cui si nascondono i pedofili, per ciò che allontana sempre più persone dalle parrocchie e dalla vera Parola di Dio. L’ Amore è uno. E’ sempre dono ed espressione di Dio. Ha tante forme. Ma è uno. E come tale va rispettato, celebrato, mai incatenato al bigottismo dilagante e sporcato da sciocchi pregiudizi, appartenenti ad UNA (tra le tante!) realtà di chiese, che purtroppo in Italia la fa da padrone e si pensa essere proprietaria di DIO e UNICA interprete del suo pensiero…
È assurdo chiedere permessi per amarsi alla luce del sole… lo ha capito finanche uno STATO laico…
È assurdo che un rappresentante della Chiesa quale Lei è, si limiti ad affrontare un argomento tanto delicato con un silenzio. Come se la Chiesa che Lei rappresenta dovesse vergognarsi delle coppie gay. Come se essa dovesse prendersi tempo per preparare una penitenza adatta all’orribile “peccato” in questione e ristabilire un finto ordine. Io sono solo una voce. Non ho la sua visibilità e il suo posto nella Chiesa. Non ci terrei nemmeno ad averla. Se non per smuovere meglio coscienze e preconcetti, questo sì. Non condivido la sua posizione e glielo dico, come dico sempre ciò che penso, mettendoci sempre la faccia, in nome della Verità assoluta. Ciò che mi sconvolge e mi rattrista, nella vita, mi stimola comunque a continuare, ancor più motivato, il mio cammino di Fede. Ad insistere nel mio seminare continuamente amore, amore e sempre amore. Di qualsiasi sesso sia. Purché pulito e limpido come pulita e limpida non è mai, invece, ormai la Chiesa di Roma.Il ruolo di chi porta Cristo tra la gente, è un ruolo che necessità di umiltà e di tolleranza. Gli omosessuali non sono diversi. L’omosessualità non è una malattia, una devianza, un marchio indelebile che segna le persone per relegarle meglio all’emarginazione e alla denigrazione. È UN COLORE DELL’AMORE. È sempre regalo dal Cielo perché portatore di un sentimento bello. Franco e Gianni si amavano e si ameranno per sempre, nell’Eternità. Nella libertà e nella bellezza di una delle innumerevoli forme dell’ Amore. Nell’abbraccio eterno del Dio di Gesù Cristo…

In Cristo, nostra misericordia,
Padre ROSARIO FERRARA.

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