Lorenzo figlio perfetto da sempre, brillante, estroverso, eccellente a scuola, apprezzato da tutti.

Ad un certo punto verso i 15 anni arriva il silenzio, la riservatezza, una forma di chiusura insolita. Non vi era nessun altro segnale di malessere, ma qualcosa non tornava. Io e mio marito  notiamo  un libro che stava leggendo, narrava in lingua inglese la storia d’amore tra due  ragazzi, subito  ci sfiora  in contemporanea  un pensiero, ne parliamo.

Nella libreria di Lorenzo lui ne trova un altro. Contiene una lettera d’amore del suo ragazzo. All’improvviso si spegne la luce, il soffitto crolla, la terra sotto i piedi viene a mancare, il nostro mondo fatto di perfezione va in frantumi. Comincia il mio percorso fatto di sofferenza e di speranza, di cadute e poi di nuovo in piedi, di sconforto e di voglia di fare.

Il cammino ora non è più sul facile vialetto di casa, il percorso comodo, diritto, semplice, in piano. Sono nella foresta, di notte e senza bussola, devo imparare a cavarmela e a venirne fuori. Dentro di me la consapevolezza che esiste un solo modo per farcela, rimettere tutta me stessa in discussione, tutta la mia struttura di persona, 46 anni di sedimentazione di condizionamenti, stereotipi e pregiudizi, uno zaino  ingombrante di cui ignoravo l’esistenza ma che all’improvviso si è fatto pesante sulle mie spalle.

Devo affrontare  la mia ordinarietà, il mio perbenismo, il mio perfettismo, l’importanza fondamentale che da sempre ho dato all’opinione della gente e al consenso degli altri attorno a me. Devo demolirmi dentro e devo rinascere,  ricostruire con un modo nuovo e un profilo diverso, mattone dopo mattone, il mio essere persona.

Lo devo fare per amore di mio figlio.

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