Se una volta la mia famiglia per me era solo un ammasso di cellule (e l’ho anche specificato a mio  padre, ricordo di avergli detto “Sì, se potessi cambierei famiglia”), ora riconosco gli enormi passi avanti che tutti e tutte hanno fatto per potere permettersi di chiamarsi, appunto, famiglia.

E sì, lo dico con coscienza di causa: la famiglia non è solo il luogo dove nasci. È il luogo dove cresci e dove ti senti te stesso. E sono concetti ben diversi.

Mio padre non è un padre hi-tech con la memoria di ferro. Non si ricorda nemmeno quando esco da scuola. Non sa usare il cellulare e da giovane zappava i campi.

È nato quando è stato fondato l’ONU ed oggi ha 67 anni. Mio padre a volte non riesce a riconoscere le truffe giornalistiche o i lavori del nuovo millennio. Nove volte su dieci non sente quello che dico e dieci volte su dieci mi chiede di ripeterlo lo stesso. Mio padre lascia continuamente dormire il mio ragazzo a casa mia e me a casa sua.

Lo tratta veramente come vorrei lo trattasse  e si rende disponibile in ogni maniera che può.  Forse dall’esterno non sembra, ma è questo che fa di una persona un genitore che puoi chiamare tale. Non è il fatto che ti abbia fatto nascere. Non è neanche il fatto che ti mantenga, come mi viene spesso detto.

Non è neanche il modo in cui reagisce la prima volta al tuo coming out.

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